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Il Sogno di Keribe

Simbologia di Keribe

Considerazioni dell’autrice sugli Archetipi di Keribe

La scintilla da cui è scaturito primo romanzo ambientato a Keribe non è soltanto la riflessione sulle immagini archetipiche, ma anche la loro esperienza in prima persona. Attraverso la dimensione onirica notturna prima, e l’esperienza del sogno lucido, poi. L’idea che “quando l’anima desidera sperimentare qualcosa, proietta davanti a sé un’immagine per poi entrare dentro di essa”, è molto antica ed è stata reinterpretata e riletta nei secoli dai diversi pensatori che hanno edificato il nostro pensiero. Nell’era moderna, Carl Gustav Jung ha compreso e divulgato la responsabilità umana verso le immagini dell’inconscio, spiegando che eludere il loro potere significa condannarsi a una vita frammentaria, incompleta e in balìa degli eventi. Aveva capito che l’esperienza del sogno è un portale d’accesso al fondo della mente, in cui si depositano elementi del passato che ci permettono di ricollegare la coscienza alle sue origini remote, alle sue radici. Credo che il mondo di Keribe provenga da quelle stesse profondità. È emerso dall’abisso, proprio come la sua protagonista, per raccontarci una storia.

Keribe è il nome dell’universo che si manifestava nei miei sogni fin da bambina con la nitidezza di un luogo tangibile, al punto che ho dubitato, qualche volta, di quale dei due mondi fosse reale e quale illusione. Con il tempo mi sono resa conto che molte delle sue immagini erano una soglia in grado di condurmi a nuovi livelli di coscienza. La stesura del romanzo è stata una delle migliori esperienze della mia vita, perché mi ha permesso di ricostruire una parte dell’immenso territorio interiore che ci accomuna e renderne possibile l’esplorazione anche a chi, nell’avventurarvisi, prova una sensazione di familiarità, come se la scenografia facesse già parte della sua personale esperienza. Gli archetipi sono i mattoni costituitivi della nostra mente originaria. Di questi mattoni è fatta Keribe, fuori dal tempo, immortalata nell’eterno presente delle nostre coscienze. Le sue immagini simboliche non sono sempre percepibili ad un primo livello di lettura, eppure si avverte che sono molto più che elementi scenografici. Sono semi che germogliano, racchiudendo infinite possibilità di percezione.

IL GRANDE FIUME

IlGrandeFiumeIl Grande Fiume di Keribe è ispirato ai corsi d’acqua che scorrono inarrestabili e potenti come il tempo, reali o leggendari: Orinoco, Acheloos, Missisipi, Nilo, Gange, Danubio, Stige, Lete. L’Archetipo rievoca il fluire incessante delle cose, l’eterno cambiamento anche in ciò che appare immutabile, l’incanalamento in una direzione predestinata. Ci ricorda che non possiamo salire oltre la nostra fonte e che, come tutti i fiumi si ricongiungono al mare, anche per ogni uomo la meta finale è sempre raggiunta.
Le acque di un fiume sono considerate simbolo di rinascita, così come il battesimo nel fiume Giordano imprimeva la rinascita dell’anima in una nuova vita in spirito. L’attraversamento di un corso d’acqua è antico simbolo del passaggio sull’altra sponda, nella terra dei morti. Ecco che, nel nostro inconscio, il fiume segna il confine tra i mondi, e il suo attraversamento una transizione, rappresentazione della capacità di muoversi tra le due rive della mente, cosciente e subcosciente, veglia e sonno.

Nell’immagine una rielaborazione dell’opera del fotografo americano Ansel Adams: The Snake River (1942).

FULMINE

fulmineLa folgore che induce a risvegliarsi a Keribe rievoca l’ambivalenza iniziatrice e distruttiva del fenomeno. In antichità sopravvivere a un fulmine rendeva intoccabili prescelti dal Fato. Per gli induisti la saetta è incarnata nel vajra, un’arma di trasformazione spirituale che demolisce le arroganti illusioni dell’io portando alla rivelazione del divino; e lo sciamanesimo vive l’esperienza mistica del lampo che apre le porte alla chiaroveggenza. Per il nostro inconscio il fulmine è esordio, illuminazione, avvertimento, intuizione, improvvisa ispirazione; ma anche la punizione inflitta da una divinità furiosa e segnale dell’arrivo di venti e tempeste violenti. L’Archetipo rappresenta il preannunciarsi di un inatteso e sconvolgente cambiamento nel nostro territorio interiore.

Immagine originale: La forza del lampo di Vorobyov Maxim Nikiforovich (1842)

FORESTA

forestaCon le sue forze esotiche, la foresta si trova al di fuori delle aree abitate della coscienza. Luogo di visioni e pericoli, reali o immaginari, è spesso teatro di narrazioni in cui molti viaggi spirituali hanno inizio. Caratterizzata da una “misteriosa impenetrabilità… le cose appaiono e scompaiono all’improvviso e non ci sono sentieri, tutto è possibile” C.G. Jung.

ISOLA SACRA

ISOLA2L’isola evoca sospensione, solitudine, rifugio e seduzione. Nei miti e nelle leggende dei popoli di tutto il mondo, è il solido terreno in cui i naufraghi vivono avventure inattese e, nei sogni, rimanda all’affioramento improvviso della coscienza dalla tumultuosa corrente della psiche. L’isola di Keribe è un luogo sacro, inatteso, in cui rifugiarsi per sfuggire al pericolo e simbolo della capacità di stare soli, affrontando prima il dolore e poi i benefici della separazione dai desideri. Uno spazio insperato e inviolabile, in cui recuperare le forze per affrontare il resto del viaggio.
Nell’immagine un dettaglio de “L’Isola dei morti” (III versione), Arnold Böcklin 1883.

ALBERO

ALBERO3L’albero evoca i tre stadi spaziali dell’immaginario psichico. Le radici attingono al regno sotterraneo, gli inferi; il tronco appartiene alla vita del mondo di superficie, la terra; e i rami s’innalzano verso il cielo. Esso rappresenta, nella mitologia di Keribe come in tutte le altre tradizioni, uno dei principali simboli cosmogonici nell’interpretazione della formazione dell’universo: è l’asse che regge i mondi.
L’Archetipo è associato alla perpetua rigenerazione attraverso cicli di essicazione e ricrescita e riassume in sé i concetti di potenza, sapienza divina e sacralità. Per il nostro inconscio è anche emblema dei tre momenti fondamentali del tempo: passato, presente e futuro. Abbraccia le sfere psichiche del ristoro, della creatività e dell’iniziazione ed è radicato nei regni invisibili della memoria, oltre i confini della coscienza in cui affonda la nostra parte arcaica.
Nell’immagine: Sedici Settembre, René Magritte 1956.

DISCESA

discesaLa discesa che la protagonista de _il Sogno di Keribe_ affronta all’inizio del suo viaggio rievoca il passaggio nelle regioni
sotterranee che la mitologia deputa ai regni delle ombre disincarnate, luoghi infernali che eroici viventi affrontano per raggiungere tesori, a loro volta simbolici, nascosti nelle viscere della terra.
L’Archetipo è il movimento discendente, il calarsi dal mondo superiore a quello inferiore, assumendo il fardello delle proprie responsabilità e affrontando il pericolo che la conoscenza di ciò che è inconoscibile comporta. La discesa nei recessi più profondi della psiche è un aspetto essenziale del processo d’iniziazione in quasi tutti i culti misterici, nello sciamanesimo e nei mitologici viaggi degli eroi. Per la nostra psiche, è un ritorno alla matrice per acquisire la forza necessaria a rinascere, e il raggiungimento della comprensione di ciò che è autenticamente profondo e appartiene alla coscienza collettiva.
Nell’immagine: La scala di Giacobbe – William Blake 1800.

GUARDIANI

guardianiNella mitologia di Keribe sono i giganteschi esseri delle origini, primi abitatori del mondo, figli del caos e delle tenebre. Progenitori e nemici degli dei, distruttori e allo stesso tempo protettori di Keribe, sorvegliano i Confini che sono posti a protezione dell’equilibrio universale. Ispirati ai Giganti della mitologia nordica, sul piano psichico rappresentano le forze potenti e difficili da controllare della natura. l rapporto con loro è indispensabile ma pericoloso e conflittuale, un eterno scontro necessario a frenare il loro potere. L’archetipo è simbolo delle forze della materia e dell’inconscio che, se private dell’autorità ordinatrice dello spirito, possono sconfinare, prevaricare e distruggere.
Rielaborazione immagine: Pantagruel illustrato da Gustave Doré

IL FUOCO

fuocoIl fuoco è elemento generativo dei ridestati del confine di Ghernha e la sua simbologia è connessa all’elemento fondamentale della vita, il quale (così come l’acqua, l’aria e la terra), è capace con la propria azione di determinare i mutamenti dell’essere. La sua potenza vitale, purificatrice e rigeneratrice è strumento psichico iniziatico e veicolo di sublimazione per la sua tendenza naturale a salire verso l’alto. L’archetipo è di calore vitale, depurazione, palingenesi, amore, protezione, conoscenza illuminante. Gli alchimisti lo consideravano elemento chiave per rivelare l’essenza vitale della materia. Nel mito come nella realtà, il fuoco è ambiguità: non si limita a distruggere perché dai residui purificati della cenere rinasce un mondo nuovo. Sul piano psichico, nel suo simbolismo risiedono le nostre paure e speranze di trasformazione.

Immagine: fire elemental – illustrazione digitale di Katrine Langwagen ©CassiopeaArt. Approfondimento dell’autrice Ilaria de Togni.

SPIAGGIA

spiaggiaSull’arenile viene trovata Erinke dopo il suo risveglio dal mare innavigabile Orlog, uno dei Confini invalicabili di Keribe.
Come a Keribe, sul piano psichico la spiaggia riproduce il margine del mondo conosciuto che ci permette di guardare verso l’ignoto. La massa d’acqua sconfinata sotto la vastità del cielo può farci sentire piccoli e insignificanti e rievoca l’esperienza di superamento della soglia che separa conscio da inconscio. Costantemente lambita dalle onde e modificata dal vento, talvolta è sommersa e di nuovo riemerge, come nel susseguirsi del sonno e della veglia. Similmente all’azione dell’acqua sulla spiaggia, vi si depositano frammenti di sogni e fantasie, e lo scambio tra inconscio e coscienza permette di liberare i nostri sentimenti e ampliare il nostro senso dello spazio, del tempo e dell’essere.
Immagine: Monaco in riva al mare – Caspar David Friedrich (1810)

CAVALLO

cavalloNell’immaginario collettivo il cavallo è animale di potere simbolo di libertà e salvezza. Fondamentale per la civiltà umana nella realtà del passato e influente simbolo di sacrificio e potere nella mitologia, eroi e sognatori di tutte le epoche hanno cavalcato i poteri acerbi del Sé attraverso l’archetipo dell’intelligenza animale. Il cavaliere errante medievale è un’immagine archetipica di armonizzazione tra cuore e mente che si attua nel percorrere su un destriero il sentiero pericoloso che conduce alla meta. A livello psicologico il cavallo rappresenta i nostri impulsi frementi da domare, portandoli a essere il mezzo e non il fine della nostra avventura spirituale.
Immagine: Valkyrie – Edward Robert Hughes 1902

IL TORO

toroIl Toro cosmico si manifesta a Keribe quale emblema dell’energia primordiale e distruttiva. Anche sul piano psichico è aspetto arcaico della nostra anima, quello governato dagli impulsi naturali più difficili da controllare, come l’istinto di sopravvivenza che genera la salvifica paura di morire e allo stesso tempo la rabbia, che è la forza di reagire. Il Toro è il lato oscuro e irrefrenabile della nostra natura, è l’Es di Freud, l’inconscio inferiore di Jung, il Minotauro di Teseo. Fin dall’antichità gli uomini, per mostrare il loro valore, dovevano combattere contro i tori. Delle Tauromachie resta oggi il vago ricordo nelle corride spagnole e nei rodei americani: il toro incarna le nostre pulsioni più violente, mentre la destrezza del toreador rappresenta il controllo e la lucidità con cui dobbiamo affrontare la nostra oscurità interiore. Questa possente bestia è stata, nel corso del tempo, associata a vari culti e divinità. La sua simbologia è antichissima e si ritrova nelle culture neolitiche della Mesopotamia, nella mitologia egizia e in quella greca. Per il nostro inconscio l’Archetipo rappresenta la natura istintuale e rievoca la volontà, l’energia sessuale, la forza primordiale, il coraggio e il rapporto con la terra.

Immagine: dettaglio di “0riard” – illustrazione di Gabriel Moreno
Approfondimento dell’autrice Ilaria de Togni

DESTINO

destinoNella mentalità occidentale il destino è la forza che tutto sovrasta e alla quale neppure gli dèi antichi potevano sottrarsi. In antico nordico il destino è detto Orlög, nome assegnato al mare innavigabile di Keribe dal quale emerge la protagonista con un riferimento a Frigg, sposa di Odino nella mitologia nordica, che conosce le sorti dell’intero mondo senza poterle profetizzare o cambiare. Il Destino è un simbolo estremamente potente nell’inconscio collettivo. Creato dalla mente umana nel percorso di ricerca e decodifica dei grandi misteri universali di cui ognuno è parte, si concreta nella produzione di sistemi simbolici interpretativi, come i tarocchi, l’I ching e le rune, per citarne alcuni tra i più noti che si basano sulla rivelazione di ciò che si nasconde nella realtà presente del consultante. La sopravvivenza di questi strumenti anche nell’era attuale, illuminata dal raziocinio, ci fa pensare che permanga un legame psichico profondo, non tanto con il concetto di destino in sé, quanto più con la volontà di comprenderne i segni. Conoscere il nostro destino, in fondo, è come vedere rappresentata la molteplicità della nostra anima, individuale e collettiva, ricomporne i pezzi per interpretarla e comprenderla, rimettendo insieme un’identità originaria che potrebbe celare le grandi risposte, tra cui il motivo del nostro viaggio e il senso di ogni esperienza.

Approfondimento dell’autrice Ilaria de Togni

IL VIAGGIO

il viaggioL’essenza del viaggio non è spostamento, ma allontanamento. Esso è un periodo naturale di assenza, di esperienza, di rigenerazione. Il viaggio è avventura e ricerca, distacco dalle consuetudini, occasione di prova iniziatica nel contatto con una realtà diversa e imprevedibile. Il viaggio dà saggezza, se porta alla scoperta del punto in cui il centro spirituale del proprio essere coincide con quello del mondo. Perciò deve necessariamente concludersi, secondo il nostro inconscio, nel ritorno. E se nei viaggi simbolici l’andata sarà itinerario faticoso e pieno di pericoli, il ritorno sarà invece rapido, istantaneo e improvviso come il risveglio da un sogno, allo stesso modo in cui è folgorante la manifestazione di una verità a lungo cercata. L’Archetipo del Viaggio dell’Eroe è una chiamata, un appello, un invito a scoprire noi stessi. La strada che scegliamo di percorrere è il nostro destino, il cavallo sono le nostre potenzialità, i nostri talenti, il cavaliere è il nostro sé superiore, il maestro interiore. Nel solcare gli oceani, nello scalare le montagne, nell’affrontare i pericoli, sfidiamo noi stessi e i nostri limiti per capire chi siamo.

Immagine: dettaglio de “Il Viaggio” – olio su tela di Armando Tantillo
Approfondimento dell’autrice Ilaria de Togni

IL COLORE ROSSO

rossoIl rosso rappresenta simbolicamente il colore della vita e il suo significato è connesso alla nostra esperienza del sangue e del fuoco. Secondo i popoli primitivi il sangue era la vita stessa: quando abbandonava il corpo, portava la vita con sé. Ha assunto una posizione centrale nelle nostre immagini della libido, l’energia vitale, sia nella forma della passione sessuale che in quella della rabbia o dell’aggressività. In molte culture è associato all’intensità delle passioni, all’ardore, all’audacia che possono trasformarsi in rabbia e crudeltà. L’energia intensa e infuocata del colore rosso è così universale che perfino i capelli di questo colore sono stati a lungo considerati segno distintivo di un temperamento caldo. Sul piano psichico, conduce alla realizzazione nella realtà concreta e rappresenta la manifestazione improvvisa e prorompente di una forza prima contenuta e dominata.
Immagine: dettaglio di “Ego” – illustrazione digitale di Francisco Albert
Approfondimento dell’autrice Ilaria de Togni

IL COLORE BLU

blu2Per la sua simbologia, che esprime il passaggio dal reale all’immaginario, si riconnette all’apparizione archetipica della notte e del sogno. È collegato a una dimensione sovrannaturale, lontana dalla quotidianità. Invita al raccoglimento e alla riflessione per disporsi al cambiamento ed è legato all’eternità, alla trascendenza religiosa, alla dimensione spirituale e mentale in contrapposizione a quella emotiva e fisica. La luce blu rallenta il battito cardiaco e la pressione sanguigna, raffredda e calma. Sul piano psichico, il blu è associato a uno stato di riflessione, distacco e profondità.
Approfondimento dell’autrice Ilaria de Togni

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